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Zerogrammi è quel particolare stato di grazia che ci
permette di vedere le cose (dalle più semplici alle più
complesse) per quello che sono, finalmente intellegibili,
palesarsi tutte nella loro forma più elementare, con un peso
pari a zero, come il verso di una poesia, come la musica.
Così semplici da lasciarsi svelare senza commenti, come
amori incondizionati e gratuiti. Così leggere da dissolversi
nell'aria ed indelebili al contempo. Quando questo stato si
realizza, le cose del mondo diventano chiare,
ed
il sentimento che deriva dal contatto con esse, che vorremmo
spiegare con parole, non ha più bisogno di parafrasi
ridondanti, esemplificazioni, per essere comunicato. Perché,
già ridotto ai minimi termini, tocca senza passare per la
ragione. Così vorremmo il rapporto con lo spettatore! Ma
poiché il linguaggio coreografico contemporaneo sembra voler
puntualmente trascendere la narrazione, abbiamo spesso il
presentimento di mancare delle conoscenze necessarie alla
sua comprensione. Una comprensione che pare riservata a quei
pochi intenditori capaci di coglierne meccanismi ritmici,
retorici, metrici.
La poetica di Zerogrammi vuole restituire alla danza la
leggerezza di un linguaggio diretto, colorato, poetico, il
paradosso che è la vita stessa, la sensazione che
quest'ultimo provoca, piangere dal ridere come ridere di
dolore. Amiamo sentirci dei clowns, caratteri possibili e
improbabili al tempo stesso. Questo è il genere di verità
che ci preme di proporre sulla scena, che va al di là delle
complesse criptiche astrazioni che spesso si accompagnano al
linguaggio contemporaneo: necessità nelle azioni, nelle
parole, in una veste che vogliamo con ogni forza emulatrice
della poesia, ugualmente illogica, fresca, irregolare eppure
disciplinata, spessa, chiara, naturale. Organica. Quando
questo accade si svelano magicamente tra la platea centinaia
di storie, che non avremmo mai pensato di raccontare.
Lo spettacolo
Due orsacchiotti di pezza e una Barbie con la testa
attaccata con lo scotch per trastullarsi in un surreale
Dejeuner Sur l'Herbe che pare dipinto da Jacques Tati.
Giocare seriamente quando il gioco diventa l'unica cosa
seria che ci può salvare dalla seriosità della vita. Giochi
di due Candide tra Cochi e Renato e Stanlio e Ollio al
teatro di Marcel Marceau e Merce Cunningham vestiti come
teneri matti del paese coi berretti, quelli col paraorecchie
da pilota della grande guerra in tempo di pace. Cappelli per
volare senza staccarsi da terra. Tutt'al più planare a
motore spento portati dall'aria, facile come una domenica
mattina. "Zerogrammi": ovvero una danza senza peso. Leggera.
Due mimi e danzatori contemporanei, ma pure di tango, se
alla radio suona "Besame mucho" (che è sempre meglio di
Little Tony e Orietta Berti – per non parlare di Jo Squillo)
e attori e comunque due persone qualsiasi col cappello
ridicolo e il pullover buffo. Due clown di uno spettacolo
leggero come un amore all'inizio, lieve come il vento più
dolce di una serata di primavera di quando c'erano ancora le
mezze stagioni: bello e delicato come quel qualcuno che
ognuno di noi ha, o aspetta, per i momenti belli e senza
pensieri. Quei momenti senza il cui ricordo non potremmo
vivere. (Sergio Gilles Lacavalla)
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