• COMPAGNIA FINZI PASCA in “Bianco su Bianco”



    Festival Internazionale Sul Filo del Circo

COMPAGNIA FINZI PASCA (Svizzera) in “Bianco su Bianco”

24/25 LUGLIO | h. 21.30

Solo con gli occhi bene aperti potrete entrare nel mondo dei sogni


Teatro Le Serre - Parco Culturale Le Serre – Via Tiziano Lanza, 31 Grugliasco
Durata 90 min // Ingresso 15€ - Ridotto 12€

“Non saranno dei sogni, ma delle piccole allucinazioni, un modo di lasciar emergere il Rosso e il Nero che si nascondono dietro al Bianco del nostro immaginario da clowns» Daniele Finzi Pasca

“Bianco su Bianco” è interpretato da Helena Bittencourt e Goos Meeuwsen, due attori, due acrobati, due clown che hanno la capacità di dare forma a personaggi carichi di umanità, ingenui, un po’ filosofi, elegantemente decadenti, comici e surreali. Si muovono con leggerezza ed estrema destrezza sulla scena. Usano con eleganza minuti dettagli per costruire situazioni tragicomiche.

Lo spettacolo, malgrado la semplicità e l’essenzialità della macchina scenica, riproporrà il mondo della Compagnia Finzi Pasca, un mondo surreale, ferocemente sereno, popolato da storie sempre in equilibrio tra una dolce e nostalgica assurdità. Un teatro che riflette su se stesso, dove gli attori usano il proscenio per dialogare con il pubblico, dove l’illusione e gli artifici vengono alla fine sempre svelati, dove si ride e ci si commuove, dove i clown non incarnano la stupidità ma la fragilità degli eroi perdenti.

Lo spettacolo sarà popolato da piccole allucinazioni. Modi per far emergere il Rosso e il Nero che si nascondono dietro il Bianco dell’immaginario dei clowns. La memoria, il ricordo di un quartiere e le certezze che abitano i bambini, contrapposte all’incertezza del ricordo. Mille petali che cadranno dal cielo, tanti petali che coprono i prati, le ferite che lasciano spazio ai sorrisi, che diventano risate liberatorie prima che arrivi un attimo di nostalgia.

COMPAGNIA FINZI PASCA
Bianco su Bianco

Scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca
Con Helena Bittencourt e Goos Meeuwsen
Produzione Compagnia Finzi Pasca
In coproduzione con Teatro Sociale Bellinzona – Bellinzona Teatro, La Maison de la culture de Nevers et de la Nièvre, L’Odyssée - scène conventionnée de Périgueux, Città di Lugano, Cantone Ticino, ProHelvetia, Ernst Göhner Stiftung Partner alla creazione: Caffè Chicco d’Oro, Cornercard, Grand Hotel Villa Castagnola
Daniele Finzi Pasca Autore, regista, co-design luci, coreografie e Firefly Forest,
Julie Hamelin Finzi Direttrice di creazione e produttrice, Maria Bonzanigo Musica, sound design e co-design delle coreografie, Hugo Gargiulo Scenografia, accessori e co-design Firefly Forest, Antonio Vergamini Produttore esecutivo e membro del team creativo, Giovanna Buzzi Costumi, Alexis Bowles Co-design luci e Firefly Forest, Roberto Vitalini - bashiba.com Co-design Firefly Forest, Geneviève Dupéré Assistente all a regia, Chiqui Barbé Make-up designer e project manager, Marzio Picchetti Direttore tecnico in tournée

Parole del regista

Dei pezzi di porcellana sul pavimento, i letti degli ospedali, le piastrelle del bagno in casa della nonna, il tavolo di marmo nella macelleria, il fazzoletto che agitava papà quando partivamo, il tuo sorriso, il giardino sommerso dopo una tempesta di neve, certi silenzi, il gesso e le bende attorno alla mia gamba rotta, nuvole, il nome della maestra scritto sulla lavagna, il vestito di mia cugina che si sposa, un bicchiere di latte, le pagine del quaderno del primo giorno di scuola, il camice dell’infermiera, un fiore, una conchiglia, un cavallo, la schiuma che riempie la vasca da bagno, le pillole per dormire, la cipria che copre il viso di noi clown, le storie che fanno passare la paura del buio.

Negli ultimi anni è come se i nostri spettacoli si fossero alimentati con il linguaggio dei sogni. Questa volta invece non chiuderemo gli occhi per trasportarci in possibili viaggi interiori, questa volta resteremo senza dormire per un’intera notte, una notte a occhi aperti. Non saranno sogni ma piccole allucinazioni modi per far emergere il Rosso e il Nero che si nascondono dietro il Bianco dell’immaginario di noi clowns.

Gocce di sangue sulla porcellana del pavimento, tracce di sangue sulle sponde del letto dell’ospedale, un pezzo di fegato sul marmo del tavolo nella macelleria, il fazzoletto che sparisce dentro la tasca del pantalone scuro di papà, il suo sorriso senza denti, il tappeto dimenticato in giardino la notte della tempesta di neve, certe sue serenate, un bacio stampato sul gesso della mia gamba rotta, nuvole al tramonto, il nome cancellato dalla lavagna, la rosa tra le mani della sposa... le storie che fanno passare la paura del buio.
Perché il bianco possa acchiappare la giusta lucentezza, noi clown lo contrastiamo con il nero della polvere di carbone e con pennellate di rosso che forse alludono a schizzi di sangue. Perché il Bianco possa esplodere, noi clowns usiamo come detonatori il Rosso e il Nero, con questi due colori inquadriamo il nostro Bianco immaginario.

Helena e Goss si muovono con leggerezza ed estrema destrezza sulla scena. Usano con eleganza minuti dettagli per costruire situazioni tragicomiche. Insieme a loro costruiremo uno spettacolo che, malgrado la semplicità e l’essenzialità della macchina scenica, riproporrà il nostro modo di raccontare storie sempre in equilibrio tra una dolce e nostalgica assurdità, un mondo surreale, ferocemente sereno, un teatro che riflette su se stesso, dove gli attori usano il proscenio per dialogare con il pubblico, dove l’illusione e gli artifici vengono alla fine sempre svelati, dove si ride e ci si commuove, dove i clown non incarnano la stupidità ma la fragilità degli eroi perdenti.
La nostra clownerie è bianca come la farina per fare il pane, bianca come il carbone che resta quando la brace si spegne, bianca come le ginocchia sbucciate quando si cade dalla bicicletta.
La nostra clownerie è bianco su bianco come lo sono gli angeli di Corteo, come il lampadario di ghiaccio che si frantumava in Donka, come l’armadio dal quale si scappa in Icaro, come il pallone che sotto la pioggia tutti rincorrevano nel finale di Rain, come i controluce in Nebbia, come le caramelle alla menta ne La Verità.

Da bambino mio zio mi ha insegnato la passione per la montagna e la montagna mi ha insegnato poi la passione per le sfide, le sfide piccole, quelle che si affrontano passo a passo, appoggiandosi e forzando i propri muscoli, forzando la leggerezza del respirare. Lo zio che mi ha portato la prima volta in vetta a una montagna si chiama Bianco ed era Pulcinella, Pierrot e mio papà allo stesso tempo. Bianco mi ha portato a toccare le nuvole scalando il mio primo ghiacciaio... Si pensava che il bianco fosse un colore speciale, poi si è capito che il bianco è la somma di tutto, purezza per alcuni, lutto per altri, insopportabile ordine per altri ancora, bandiera che si alza proponendo una tregua per quasi tutti. Bianco è quello che vedo quando guardo fuori dai miei occhi in questa notte dove non si riesce a dormire, Bianco è il profumo di chi mi ha preceduto, Bianco sono i pensieri che occupano gli spazi tra parola e parola. In quegli spazi noi clown andiamo a caccia di funghi, unendo questi spazi noi clown costruiamo il prossimo spettacolo.

Daniele Finzi Pasca