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Il
monologo “Quando Teresa si arrabbiò con Dio”,
interpretato da Eliana Amato Cantone, per la regia di
Giordano V. Amato, rende con grande forza e potenza
visionaria la saga della famiglia Jodorowsky, che tocca
l’intero albero genealogico dell’autore, a partire dalla
nonna Teresa fino all’anno della sua nascita, il 1929. E’ un
rapporto diretto con la divinità: chi dialoga con Dio ogni
ora, ogni giorno della sua vita, può arrabbiarsi con Lui
come si arrabbia con un amico. E i più tipici, se non gli
unici, uomini che hanno un filo diretto con Dio sono gli
ebrei, perché per loro Dio possiede una caratteristica
d’immanenza molto più marcata che presso le altre religioni
monoteiste.
L’autore, figlio di emigranti ucraini, nasce in Cile e
l’essere ebreo e, per di più sudamericano, dà luogo a una
miscela esplosiva, in cui la tradizione affabulatoria
latino-americana fa da supporto alla potenza visionaria
della tradizione ebraica. Ne esce una saga della famiglia
Jodorowsky, che tocca l’intero albero genealogico
dell’autore, a partire dalla nonna Teresa fino all’anno
della sua nascita, il 1929.
Le
storie dei vari personaggi s’intrecciano come se seguissero
un percorso di predestinazione, attraverso le vicende
tragiche del Cile della prima parte del secolo, delle lotte
operaie, delle repressioni e degli ideali della rivoluzione
russa, vanificati, dopo la morte di Lenin, dalla dittatura
staliniana. La scrittura è agile e drammatica (non a caso
Jodorowsky è un autore di cinema) anche se a volte
esoterismo, ebraicità visionaria, simbolismi e fantasia
sfrenata gli prendono la mano, rendendo fumoso e poco
comprensibile il suo procedere: grazie al cielo questi
momenti sono di breve durata e il discorso riprende a
fluire, scoppiettante e fastoso. “Quando Teresa si arrabbiò
con Dio” avvicina l’individuo a qualcosa che si colloca al
di là di lui, indicando il sottile passaggio tra il concreto
e l’astratto, tra il visibile e l’invisibile. Attraverso la
grande forza creativa della memoria e l’elaborazione del
mito personale, Jodorowsky procede alla riconciliazione di
se stesso con la sua storia personale, la sua famiglia, la
sua stirpe. Il lavoro di messa in scena intende ricreare il
profondo senso di potere di reminiscenza del suo romanzo. Le
immagini del linguaggio teatrale acquistano il loro senso
compiuto nell’esperienza artistica come esperienza di
memoria: segni e parole al servizio di una verità possibile,
trasfigurata e resa luminosa dalla poesia.
“Quando Teresa si arrabbiò con Dio” attraversa lo spazio e
il tempo per scavare profondamente nelle origini della
propria identità, alla ricerca della piena coscienza di se
stessi, come esseri interiori e come individui
“sociologici”, parte della propria razza e della propria
comunità. Con questo lavoro il regista rende omaggio
all’opera di Alejandro Jodorowsky e al suo complesso
processo di ritualizzazione attraverso il quale si manifesta
la forza di riconciliazione dell’autore cileno: dell’uomo
con l’uomo, col corpo e con le passioni, col mondo e con
l’universo, verso l’unione del materico con lo spirituale.
Il Mondo nel Ventre del
Bambino
Nell’anno 2008, dichiarato “Anno del dialogo
interculturale” dall’Unione Europea, ispirandosi ai
principi fondamentali enunciati dal Trattato istitutivo
della Comunità Europea e dalla Carta dei Diritti
fondamentali dell’Unione che pongono segnatamente l’accento
sul rispetto e sulla promozione della diversità culturale,
le associazioni firmatarie sono promotrici de IL MONDO NEL
VENTRE DEL BAMBINO, progetto modulare a cura di operatori
culturali e compagnie piemontesi impegnate in attività di
carattere interculturale.
Il
progetto si rivolge a tutti i cittadini e a tutte le
organizzazioni attive nell’ambito interculturale mettendo in
rete una serie di iniziative già esistenti e creandone di
ulteriori prodotte per l’Anno del Dialogo Interculturale.
Prendono parte all’iniziativa Il Gruppo del Cerchio, Teatro
delle Selve (Residenza Multidisciplinare sul Lago d’Orta),
la Compagnia SantiBriganti (Residenza Multidisciplinare
della Valle Grana), l’Associazione Teatro Popolare Europeo,
la Scuola di Cirko Vertigo con lo spettacolo
“Nwolc, Clown allo Specchio” (scritto da Paolo
Stratta con Matteo Mazzei, Elena Fresch e
Jean François Gerardin), il Centro Italo-Arabo Dar
Al Hikma, l’Associazione Il Mercato Dei Sogni e
l’Associazione Liberipensatori “Paul Valery”/ R.M.
di Ivrea e del Canavese.
A
Il Mutamento Zona Castalia è riconosciuto il
ruolo di promotore e coordinatore dell’iniziativa che ha tra
i suoi obiettivi quello di affermare, attraverso le diverse
esperienze artistiche, la ricchezza, l’opportunità creativa
e di rinnovamento contenuta nella diversità, a partire dal
dialogo e dal riconoscimento delle differenti identità
culturali ed umane.
Con
questa iniziativa s’intende anche promuovere la
collaborazione tra diverse esperienze artistiche,
ottimizzare le risorse e facilitare la collaborazione
incrementando l’offerta culturale nella direzione
dell’intercultura, nei territori piemontesi. Tra i nostri
obiettivi quello di rendere maggiormente visibili le
iniziative dei soggetti promotori, creando sinergie e nuove
collaborazioni, anche con istituzioni ed enti differenti
nell’ambito delle discipline artistiche e dell’Università. |